Castiglion Fiorentino: restauro della Madonna della Consolazione

Venerdì 22 maggio alle ore 17 presso la chiesa della Consolazione di Castiglion Fiorentino sarà presentato il restauro dell’affresco con l’immagine della Madonna in trono con bambino nell’altare maggiore della suddetta chiesa.

Interverranno le autorità del Comune di Castiglion Fiorentino e quelle della Chiesa, la dott.ssa Ilaria Pennati funzionaria della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio di Arezzo, il restauratore Alberto Spurio Pompili, l’Associazione San Michele che ha promosso l’iniziativa.

Il restauro ha offerto un’importante occasione di studio e rivalutazione critica dell’opera; preliminarmente all’intervento è stata inoltre condotta un’accurata ricerca d’archivio, a cura della storica dell’arte Sabrina Massini e di Ilaria Pennati, che ha consentito di riordinare e sottoporre a verifica la cospicua mole di dati documentali raccolti sulla pittura murale e sul suo illustre contesto.

L’attribuzione al Signorelli, avanzata da vari studiosi locali trova un’incerta conferma nelle vecchie schede della Soprintendenza redatte dall’ispettore Guido Carocci, mentre non è sostenuta da Mario Salmi che invece vi riconosce la mano di Angelo di Lorentino, pittore aretino formatosi nel solco della tradizione pierfrancescana.

Non è stato purtroppo rinvenuto alcun atto contrattuale che accerti la paternità signorelliana dell’opera, proposta per primo dall’erudito castiglionese Giuseppe Ghizzi, dedito nella seconda metà dell’Ottocento alla trascrizione dei manoscritti presenti negli archivi locali;

da allora i fautori di questa ipotesi hanno a più riprese messo in rapporto l’affresco con il Compianto nella Pieve Vecchia.

Pur senza sciogliere la questione attributiva, ne è tendenzialmente condivisa l’assegnazione agli inizi del XVI secolo, riconoscendovi comunque un’opera di grande qualità per la resa delle luci, la restituzione plastica del corpo ignudo del bambino, lo scorcio bellissimo delle mani e il loro gioco affettuoso.

In origine la Madonna si trovava in un’edicola esterna, ma nel 1565 sorse un’Opera per raccogliere elemosine al fine di costruire una grande chiesa che la ospitasse.

La costruzione della chiesa della Consolazione ebbe termine nel 1607. Nel 1619 l’Opera della Consolazione incaricò Filippo Berrettini, cugino del ben più famoso Pietro da Cortona, della realizzazione del nuovo altare maggiore in pietra per contenere la sacra immagine.

Il trasferimento dell’affresco venne effettuato mediante la tecnica dello “stacco a massello”, che consiste nell’asportazione dell’intera sezione muraria, ben individuabile nell’attuale conformazione del supporto.

Sulla collocazione della Madonna all’interno dell’altare in pietra è stato ritrovato l’unico documento coevo ai lavori: si tratta di un ricordo di Filippo Berrettini conservato nel Seminario di Cortona.

Oltre all’innegabile valore artistico del dipinto, va sottolineata la costante attenzione devozionale di cui è stato oggetto l’affresco, che trova molteplici attestazioni nelle fonti d’archivio, inquadrandosi all’interno di una fitta rete, nel territorio aretino e non solo, di pitture miracolose che poi hanno dato origine a santuari mariani; proprio questa continua devozione ha fatto nel tempo oggetto l’opera di interventi di ripristino, purtroppo non sempre migliorativi.

Risale al 1980-1983 il precedente restauro, eseguito da Carlo Guido sotto la direzione di Anna Maria Maetzke in vista della riapertura della chiesa, a conclusione dei lavori di recupero dell’intero complesso architettonico eseguiti dalla Soprintendenza aretina.

Questo intervento vide l’eliminazione di alcune ridipinture incongrue, la fermatura del colore e la riequilibratura cromatica delle aree stuccate.

A distanza di oltre quarant’anni da quell’intervento, si è avvertita la necessità di sottoporre nuovamente l’opera ad un riesame conservativo.

A supporto del restauro è stata eseguita una campagna diagnostica utile per comprendere la materia dell’affresco, dei pigmenti, delle stuccature e ridipinture succedutesi nel tempo.

Si è quindi deciso di mantenere la lettura dei differenti interventi effettuati in questi 400 anni, eliminando solo i brutti ritocchi sulle stuccature grossolane e fuori livello, mantenendo però i precedenti restauri sulle figure. La funzionaria Ilaria Pennati ha supervisionato i lavori di restauro.

Sebbene il dipinto sia profondamente segnato dalle complesse vicende conservative ripercorse, esso conserva integro il suo grande fascino e costituisce un’importante testimonianza, non solo sotto il profilo artistico ma anche culturale, in virtù della costante devozione che gli viene dedicata da secoli.