Lupo attacca un setter al quagliodromo di Rigutino: paura per Bianca

È il 10 febbraio 2026. Al quagliodromo di Rigutino, nel comune di Arezzo, sono circa le

11.30 quando Daniele Merlotti libera Bianca, la sua setter inglese, per una breve sessione di addestramento. Un momento di leggerezza e complicità: pochi minuti di gioia condivisa tra un uomo e il suo cane, legati da una passione autentica per la caccia e per la vita all’aria aperta.

Con loro è presente anche un cucciolo ancora inesperto, apprendista cacciatore.

Quando Bianca percepisce il richiamo del padrone, comprende che il tempo del gioco sta per concludersi. Con l’astuzia tipica dei cani esperti, decide allora di allungarsi di qualche decina di metri nel campo di addestramento, per strappare ancora un po’ di caccia. È in quell’attimo che accade l’impensabile.

Alla sua destra, da un terreno incolto, compare improvvisamente un lupo. Bianca lo scorge e, guidata dall’istinto e da una fatale curiosità, gli va incontro. È proprio questo atteggiamento, il riconoscere nel lupo ciò che viene percepito come un altro cane, a tradire sistematicamente i cani domestici. Per il lupo, invece, non c’è equivoco: davanti a sé non ha un simile, ma una preda. Scatta con violenza e afferra Bianca alla gola.

Daniele, in un gesto istintivo, solleva il cucciolo tra le braccia e si lancia in una corsa disperata verso la sua setter, urlando a squarciagola. Cento metri che sembrano interminabili, mentre il lupo inizia a trascinare Bianca verso la vegetazione, deciso a portare a termine l’azione.

Giunto a ridosso dell’animale, a circa tre metri di distanza, Daniele realizza di essere completamente a mani nude. Per un istante pensa a una sola cosa: «Lo prendo a calci questo bastardo».

Alla scena ha assistito anche un’altra persona, testimone della scena.
Trovandosi di fronte ad una reazione violenta del proprietario e rendendosi conto di essere in inferiorità numerica il lupo allenta la presa su Bianca e inizia a girare attorno all’area.
Come uno squalo, studia la situazione per un tempo indefinibile, poi prende la decisione di allontanarsi.
setter bianca ferita dall'aggressione del lupo

Daniele si china, raccoglie Bianca da terra e la prende in braccio insieme al cucciolo. Il corpo è inerme, privo di reazione. Per lunghi secondi sembra morta.
Questa volta, però, la sorte è stata clemente.
Il morso alla gola non ha lesionato né la trachea né i principali vasi sanguigni: Bianca era soltanto svenuta.
È andata bene anche a Daniele. Il lupo avrebbe potuto difendere la propria preda, trasformando un episodio grave in una tragedia, forse la presenza di un’altra persona l’ha indotto a rivedere la situazione.

I buchi sulla gola della povera vittima. Questa
volta andata molto bene…

Deve essere chiaro a tutti: quando un cane viene attaccato da un lupo, non va preso in braccio né tenuto vicino a sé. Occorre decidere se debba esserci una vittima o due.
Può sembrare un’affermazione cinica, ma è la realtà alla quale siamo stati condotti da anni di disinformazione e da una politica ignava, incapace e sinceramente penosa.
Arrivati a questo punto, anche pericolosa.

Di questa situazione dobbiamo prendere piena coscienza: l’ambiente e le libertà alle quali eravamo abituati non esistono più. E nessuno, allo stato attuale, sembra avere la minima intenzione di modificare lo status quo.

Il coraggio di Daniele Merlotti, tuttavia, non si esaurisce nel tentativo di difendere il proprio cane. Subito dopo l’aggressione, mentre si stava recando dal veterinario per le cure urgenti a Bianca, ci ha contattato e ha raccontato quanto accaduto.
Era scosso e profondamente arrabbiato, ma estremamente determinato. Ci ha chiesto quali potessero essere le azioni da intraprendere.

Gli abbiamo esposto con chiarezza e sincerità che ogni reazione comporta necessariamente l’esporsi pubblicamente a critiche, offese, diffamazioni, minacce e attacchi sistematici da parte del mondo lupista: una dinamica ormai nota, della quale deve essere pienamente consapevole.

Gli abbiamo proposto ciò che da tre anni è rimasto senza risposta: individuare una persona disposta a intentare un’azione risarcitoria contro la Regione Toscana. In caso di disponibilità, l’assistenza legale sarebbe garantita gratuitamente dal comitato, così come il supporto necessario in ogni fase del procedimento.
La risposta di Daniele è immediata e inequivocabile: «Facciamo quello che va fatto».

prelievi biancaIl primo passo è stato il prelievo, da parte del veterinario, del materiale biologico del lupo presente sulle ferite di Bianca, al fine di procedere all’esame del DNA. Un passaggio tecnico fondamentale, che segna l’inizio di un percorso destinato a fare scuola e giurisprudenza, i campioni sono stati conferiti al locale Istituto Zooprofilattico.

Questo momento rappresenta la fine di una pacchia durata fin troppo a lungo. Una persona disposta a esporsi e un comitato agguerrito, fermamente contrario a qualsiasi compromesso, si ritrovano uniti in una missione complessa: dare l’esempio e indicare un percorso.

Un cammino dall’esito incerto, perché in Italia stare dalla parte del giusto non garantisce automaticamente che venga fatta giustizia.
Ma il sistema va affrontato.

Le predazioni sui cani sono ormai una tragica quotidianità su tutto il territorio nazionale. Eppure, fino a oggi, nessuno aveva avuto il coraggio di intraprendere un’azione legale contro la Regione di competenza per l’aggressione ai propri animali domestici.

Il comitato Emergenza Lupo è a disposizione di tutti coloro che intendano procedere contro le istituzioni che stanno scientemente ignorando lo scempio e il degrado del territorio.
È doveroso sottolineare come questa colpevole non-gestione del lupo non trovi riscontro in nessun’altra parte d’Europa o del mondo: ci troviamo di fronte all’ennesima indecenza tutta italiana, infarcita di centinaia di milioni di euro gettati in corruttele, menzogne e connivenze.

Va inoltre detto con estrema chiarezza che, nell’interesse primario della tutela del lupo, le regioni spendono milioni di euro all’anno per risarcire i danni da predazione sugli animali allevati (la Regione Toscana ha speso 500.000 euro nel 2025), ma da questi risarcimenti sono esclusi i privati cittadini per gli animali di proprietà.

Sprechiamo denaro pubblico in difesa della popolazione di un animale che la scienza, e non il comitato Emergenza Lupo, ritiene avere una consistenza tale da non essere minimamente minacciata.

Se  proprio  non  intendiamo  iniziare  a  gestire  il problema, è arrivato il momento che chi si assume la “responsabilità” di non agire si faccia carico dell’onere della responsabilità morale, civile e penale di questa situazione.

Fonte
Comitato “Emergenza lupo – Arezzo”